Parlare di cure palliative non è mai facile e, soprattutto, non è mai sufficiente per capirne fino in fondo l' importanza.
E' proprio per una corretta informazione sulle modalità e i criteri di accesso alle prestazioni e ai programmi di assistenza, che venerdì 10 novembre i medici, gli infermieri, gli psicologi e i volontari dell’hospice di Nottola realizzano un open day . L'iniziativa è in occasione di San Martino, la giornata nazionale delle cure palliative, che, in realtà è sabato 11 novembre, giornata che, nell’ambito degli interventi previsti per questa ricorrenza, sarà dedicata alla visita dei clown di clown-terapia sempre al reparto dell’hospice di Nottola.
Pochi sanno che l’11 novembre è dedicato alle cure palliative: ormai quindici anni fa, fu assunto il simbolo del “pallium”, il mantello di San Martino, per rappresentare l’importanza delle cure alla persona, a tutti, anche quando non c'è più possibilità di guarigione.

Il percorso delle cure palliative nella nostra provincia, dopo una fase di assestamento, è a regime .
“Abbiamo realizzato un coordinamento multiprofessionale per le cure palliative” – spiega Antonia Lo Iacono, che svolge il ruolo di coordinatore della rete che si avvale di due palliativisti per zona, e, per il livello residenziale, di moduli hospice dotati di sei posti letto al Campansi di Siena, quattro posti letto a Campostaggia e Nottola e due ad Abbadia San Salvatore.

“E' importante far conoscere che il servizio di cure palliative – spiega la dott.ssa Lo Iacono – è rivolto non solo ai malati oncologici, ma anche a pazienti con malattie gravi respiratorie, cardiache o neurologiche”.

Nel nostro Paese le cure palliative, hanno una storia ventennale, ma non sono ancora abbastanza conosciute.
Si tratta di un approccio che è in grado di assicurare al paziente sollievo e protezione dalla sofferenza fisica, psicologica e anche spirituale. La legge 38/2010 definisce le cure palliative come “l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali, rivolti sia alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici”.
È una cura che non combatte direttamente le cause della malattia ma ne attenua i sintomi, aiutando la persona a convivere dignitosamente con questa.
Il modello attuato sicuramente permette un’adeguata assistenza sanitaria al paziente e, soprattutto, implicitamente, aiuta la famiglia nella gestione dello stesso con competenza e fiducia.